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AUGURA BUON NATALE e BUONE FESTE


Giorgio Palù

al fuoco ! al fuoco !

 

 

Giorgio Palu',  un nome riconosciuto nell'architettura contemporanea, insignito del premio eccellenza lombarda nel 2016 nonché progettista del museo del violino di Cremona, ha realizzato tanti progetti architettonici di riconosciuto valore.

Dal punto di vista professionale il suo fare è spinto dall'idea di una forma radicata nella progressione: creare, progettare, costruire lo spazio dove viviamo; un sapere perfettamente integrato nell'io pensante.

Palù artista: il primo punto di riflessione potrebbe dunque essere il perché di una trasgressione.

L 'io pensante, secondo Heidegger avrebbe inizio con Platone e consiste nella conoscenza della realtà alla misura delle facoltà umane, in cui si dispone la centralità dell'io legiferante dell'uomo. L'architettura è, del resto, l'attività umana che comprende l'arte e la tecnica di ideare, progettare e costruire edifici, un fare che necessita di un artefice capace di controllare la forma che sorge, sia essa un oggetto, una casa, una città.

Nelle "Domande fondamentali della filosofia" il filosofo tedesco introduce un regime di verità a mezza luce, prodotto dallo stupore come la dismisura dell'indecisione tra quello che nella realtà è in quanto ente e ciò che ci spinge avanti senza stabilità, ciò che si sottrae al nostro controllo e trasgredisce l'ordine abitudinario della vita.

In questo senso noi dobbiamo ricordare che l'esperienza dell'arte per sua natura va oltre ciò che è capace di sacrificare ogni umana conquista per accedere a ciò che è nascosto, ciò che abita nel mistero.

Naturalmente nello stupore è come se l'evento annullasse la nostra volontà. In effetti nella tensione verso ciò che è nascosto il logos abdica in favore del pathos e non a caso  'pathos' era il titolo di una sontuosa mostra di Palù al museo Ala Ponzone di Cremona in occasione della giornata dedicata ai Musei d' Europa.

Giorgio si è avviato ormai da tempo in questo percorso, che vede nello stupore un paradigma di conoscenza. Qualcosa di inafferrabile percorre il suo fare, una necessità che lo trascina a creare nei campi liberi dell'arte, dove la forma non è più definibile dal tempo e lo spazio della funzione. Qui l'orizzonte è interno, o meglio una dimensione dell'interiorità che racconta nuovi contenuti, il perseguimento e proseguimento di una strada dove il luogo non è più prospettico, ma il pentagramma di nuove percezioni prodotte dallo stupore. 

Ho visitato lo studio di Giorgio nelle campagne di Cremona, un soffio wagneriano musicava le opere in vista, pronte per la mostra di Pietrsanta.

Ho pensato che quello che in architettura deve per forza esser risolto nell'arte di disporre e di adornare lo spazio nell'arte diviene habitat del pensare le cose altrimenti. Gli stessi materiali dell'edilizia sono plasmati per dire altro, non più per esser parti di una costruzione ma per esser essi stessi 'cose',  soggetto ed oggetto della rappresentazione.

L'essenza dell'umano essere-nel-mondo si incentra nel rapporto con le cose; in un tempo "incalzato" da cambiamenti incessanti e accelerati, noi scopriamo un tempo sospeso generato dal  passaggio dalla materia alla luce.

Al fuoco Giorgio lascia il destino della visione, una catarsi che stra/volge il luogo, trasforma la materia e interpreta l’esistente con nuovi coinvolgimenti.
Il fuoco  genera  stupore, un coinvolgimento sollecitato dalle traslazioni estetiche che il vampo crea. Palù sta percorrendo nell'arte un sentiero assolutamente unico, e speriamo non ne resti fulminato perché a giocar con il fuoco si rischia di bruciarsi. Voglio dir che il suo non è l'usuale approccio dell'architetto al fare artistico, una furia distruttiva lo anima...del resto egli non ha scelta, se vuole avanzare deve rischiare.

O resiste nella città così come è o rischia. 

Quanto sei disposto a rischiare per vedere e creare una nuova forma ?

 

"Quattro  volte la città di Dioce fu distrutta : 

una volta per vanità , 

una volta per falsità , 

una volta per avidità,

una volta per discordia ."

 

ma rinata Dioce resterà nella mente per sempre indistruttibile.

Questa idea di catastrofe ed epistrofe che Ezra Pound riporta magicamente nei 'cantos Pisani' è ben incarnata nel fare del mio amico Giorgio Palù.

Per costruire la città di Dioce che ha terrazze color delle stelle (Canto LXXIV) serve uno schianto, non una lagna.

Palù ha ben capito che non serve tentennare. Uno schianto è di per sé  il vampo di un esteta cupido d'abisso che nel fuoco mostra il paradiso. 



MNR

MARCO NEREO ROTELLI



Biografia



Sperimentare - interazioni fra architettura ed arte

L’architettura contemporanea ammette come propria ragion d’essere un’attitudine spiccata alla ricerca, nei vari campi in cui si esplica il fare progettuale e il fare costruttivo. Ricerca, quindi, rappresenta la testimonianza di un protagonismo sostanziale del progetto, che indaga in relazione alle concrete esigenze dell’abitare ed intende esperire soluzioni altrettanto concrete, nel dimostrare la necessità di una “prova” nell’architettura costruita, dove l’abitare diviene un elemento di confronto fra idee e forme del vivere.

La ricerca architettonica si propone in quanto mezzo non solo evocativo, in grado di distillare brillantezza di soluzioni tecnico-formali, quanto anche come luogo di una continuità che innova e seleziona. Il punto centrale si inquadra in una forte componente di sperimentazione, che si potrebbe leggere nel senso di una necessità di valutare risposte progettuali rispetto ad esigenze e problematiche dell’abitare, che non possono essere considerate indifferenti, cristallizzate, prive di proprie specificità. Sperimentare significa mantenere un certo grado di controllo nei confronti di un’evoluzione multiforme che si può apprezzare negli aspetti dell’abitare.

Il percorso della sperimentazione architettonica identifica il progetto in quanto tramite espressivo, che rende partecipe l’universo di coloro che sono disposti ad immaginare le qualità dell’abitare attraverso l’architettura, nel rappresentare e nel predisporre gli elementi caratterizzanti per render riconoscibile la sostanza profonda dei dati innovativi. Abitare un’architettura, abitare una condizione urbana, che dall’architettura riceve sollecitazioni e potenzialità di trasformazione. E abitare nel progetto, attraverso una sequenza d'interazioni fra dimensioni specificamente architettoniche e valori espressivi, che si possono assimilare a forme di sperimentazione artistica. Integrazione e reciprocità, in una coerenza di dialogo e di trasfusione fra domini fortemente espressivi.

I progetti architettonici di Giorgio Palù (studio arkpabi) si determinano nella ricerca e nella sperimentazione, in quanto fattori di denotazione marcati nella dinamica progressiva dei concetti di spazi, volumi, in quanto riferimenti che si muovono nella lucentezza delle materie, verso un concetto ampio di creatività: uno stimolo continuo e reciproco ad innervare forme concentrate di sensibilità. L'architettura diviene un contenitore effervescente di soluzioni creative, in cui il colloquio fra la potenzialità espressiva delle materie - fra coordinazione e giustapposizione - e la costituzione di volumi e di spazi dell'abitare forma un tessuto intrecciato, fra proprietà dell'architettura e tensioni verso dichiarazioni puramente artistiche. L'idea di un volume che diviene iterazione di componenti e cresce attraverso la dinamica delle sue definizioni - il perimetro intersecato dei prospetti, la sovrapposizione di spazi e densità luminose - induce a confrontarsi inevitabilmente con una materia magmatica, crescente in modo esponenziale.

L'architettura si dilata, si produce in un itinerario tendente ad una metamorfosi, la tessitura dei prospetti visibili diviene linguaggio di colore e materia, l'intersezione di corridoi luminosi diviene elemento che stimola un livello di accumulazione espressiva, come in un “teatro delle forme” (villa a Piadena). Il concetto di villa urbana si itera in una solenne combinazione di volumi (complesso residenziale di via Balilla a Milano, complesso residenziale di via Doberdò a Milano). La determinazione della materia metallica (e sperimentale) dei rivestimenti di facciata inquadra una forza espressiva che tende ad accorpare in unità definita uno scintillio latente (complessi a residenza e terziario in viale Trento e Trieste a Cremona), per esplodere nella visione concettuale e rarefatta del complesso residenziale di via della Dogana Vecchia (Cremona), in cui i termini di confronto assumono la forma della porzione d'aria e di cielo che si interseca alle varie residenze separate, singoli elementi che partecipano di un medesimo assunto, al limite dell'immaterialità: la residenza si costituisce nei suoi componenti di concreta consistenza architettonica (pareti, vetrate, solai, percorsi interni), ville urbane sospese, e si appropria di una “pertinenza” diretta che è il paesaggio urbano e la sua dilatazione nella sostanza del cielo e delle nuvole.

Ad un livello tendente alla coniugazione di elementi scultorei e pittorici approda il progetto per la riconfigurazione dell'Hotel Continental a Cremona, quando nella ricomposizione innovativa del prospetto - un dato inerente la necessaria riconoscibilità dell'edificio, in quanto esercizio alberghiero - si procede a nette distinzioni nel corpo della facciata, con porzioni diversificate per materiali. Densità dei materiali e tessitura degli elementi, fra pietra, conglomerati e rivestimenti in metallo, si pongono come parti di un insieme: distinguere con nettezza ed interrelare fra loro le porzioni in un disegno complessivo, in cui i diversi lievi aggetti dalla facciata, la differente consistenza materica, le distinzioni cromatiche narrano di una sintesi dinamica e combinatoria, un quadro mutevole alla luce, alla visione. Il tema della coniugazione materico-espressiva della facciata si ritrova nel recente intervento di sostituzione edilizia nel centro di Cremona, dove ad un antico cinematografo si sostituisce un complesso residenziale pluripiano: l'edificio prospetta su una stretta via, laterale al corso principale urbano, e suggerisce pluralità di visioni. Scorci, più che un'osservazione assiale e perpendicolare. Il volume si coglie ed accentua per un'ala vibrata della parete che si apre verso l'esterno, un diaframma d'invito; i prospetti operano con tessiture scalfite sulle superfici, rilievi e profondità che si leggono come una mappa graffita della contemporaneità, segni unificanti fra le contrapposte coloriture chiare e scure delle facciate.      

Ulteriore progressione è l'Auditorium del Museo del Violino (Cremona): luogo dell'acustica raffinata e delle necessità strutturali per l'esecuzione dei brani musicali (musica colta e contaminazioni espressive, sede per registrazioni ad alto livello), la forma interna della sala assume un indirizzo voluttuosamente scultoreo, come per aggregare esponenzialmente spunti artistici dalle plurime seduzioni, scultura della materia fra nucleo in cemento e sfaccettatura lignea, per dilatare nell'ascolto la trama di un'architettura che cresce nell'alveo del volume interno.

Architettura che estrinseca una direzione di ricerca sempre più esplicita e coerente: identificare i volumi e gli spazi dell'abitare è compito del progetto architettonico, in cui avvertire un'operazione poliedrica  attraverso la sollecitazione degli stati della materia per “trasformare” ed aggiungere valenze inusuali.  Tendere a dimostrare anche altro da sé, comporre dialoghi a molteplici dimensioni, proporre interazioni e scambi fra arte ed architettura, definire terreni puri di ricerca sperimentale.

  Francesco Pagliari



Esposizioni



Debutta come artista l'architetto Palù

Sostanza

 dal 23 Aprile al 31 Maggio

Galleria Artetotale Via Barsanti 34 Pietrasanta (LU)

www.arte-totale.it

Orari Sabato e Domenica 10-13  16.30-20 tel 0584 70185   335 6129497

La  galleria Artetotale arricchisce con la mostra 'Sostanza' 'Dalla materia alla luce' il suo programma rivolto alle forme d'arte capaci di totalizzare dentro di sé differenti linguaggi, in modo da affermare una filosofia dell' arte fondata sull' intreccio e lo sconfinamento.

Autore delle opere presentate Giorgio Palù, architetto da sempre impegnato in una ricerca visiva dettata dal suo amore per la materia, che lo ha portato a continue ed innovative esperienze nel campo dell'arte. 

 

 

Saranno esposte la serie di opere 'Fire' realizzate con una procedura che già di per sé, nell'azione kleiniana del 'dare fuoco', può esser considerata azione d'arte, la serie  'Citylight ' composizione in cui ricorre un riferimento a ritmi mondrianiani e a una sintassi neoplastica  e la serie 'Building ' in travertino, opere che derivano dal suo giovanile entusiasmo per  'le pietre di Venezia ' di Jhon Ruskin. 

 

Non me ne voglia l'amico Giorgio ma io lo definirei giovane artista in quanto Palù possiede ardore, forza, effervescenza magmatica, possiede l'animo irrequieto del giovane artista.

Giorgio non è un vulcanico produttore di opere d'arte ma un vero e proprio fluido di materia in costante movimento. Per capire ciò che scaturisce dal suo animo dobbiamo dimenticarci del suo successo personale, dimenticarci del talentuoso architetto e leggere la sofferenza data dalla passione frustrata in continuazione dai limiti dettati dalla fisica della materia; perennemente insoddisfatto ricerca ispirazione all'interno del magma primordiale del suo animo, fruga, muove e impasta. Per capire qual' è la sua forma vuole che essa stessa gli suggerisca la composizione ad unità dell'opera. Tutta la produzione artistica di Palù parrebbe così volta all'introspezione ma così non è. Giorgio, dalle superfici cromate dei suoi acciai, si spia, si guarda in modo voyeuristico per trovare se stesso e proiettarsi, prezioso, sotto forma di installazione. Quella di Palù è una forma di raffinatissimo narcisismo nascosto dietro una pacata riservatezza che lo ha portato fino ad oggi a plasmare sculture nelle quali il quantum estetico si vede in modo riflesso, si legge discretamente tra le pieghe e scaturisce dalle rifrazioni  di luce che la materia trattata offre. Sapere che Giorgio è contemporaneamente fabbro, carpentiere, antiquario, falegname e chimico ci dovrebbe suggerire che dalla materia ottiene ciò che vuole ma la verità è un'altra, la materia gli dona il grande privilegio di poter indagare in continuazione e ammirare la bellezza nell'atto della crescita. Palù vero e proprio padre delle opere è un genitore esigente, rigoroso, pignolo; periodicamente vorrebbe rieducarle e migliorarle, ritoccarne un riflesso per far sì che meglio si propongano agli occhi dei posteri.  Come un vero padre padrone di un tempo, anche se orgoglioso del proprio impasto, non si bea del successo delle creature ma ne  gode dell'apporto che queste danno all'arte. Le sue creature.. materia parlante! Non sono essenza ma sostanza,  sono  parte e principio immutabile, sono elemento ineliminabile, forgiate e dissolte dal fuoco o proiettate nella luce come pensieri flottanti esprimono la perfezione della natura.

 

Fabio Morandi.



OPERE



FIRE - Gold creeks 2015
Trasparences- rarefied towers 2015
Precarius skyscraper 2015
Lacerations - 2 2015
Red travertino's crack 2015
FIRE - Monolith 2015
Transparences - The look of Masters 2014
(80 x 50 x 30)
FIRE - Quadrittico A-B-C-D 2016
(117 x 117)
FIRE - Red oxide 2 2016
(100 x 100)
FIRE - Red oxide1 2016
(100 x 100)
Wounds N 1 2014
Wave 2015
Floating Thoughts - Small 1 2014
(39x19x19)
Transparences - intangible tower 2016
Nature is perfect serie Connections 2016
(12 x12 x 80 base 12 x 12 x 170)
in collaborazione con morandi tappeti